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Il Disturbo Bipolare: non solo depressione

Un nuovo sguardo su una patologia molto discussa

A cura di: Gianluca Salarpi
Rappresentazione metaforica di un disturbo bipolare
L’aspetto più comunemente noto è l’alternanza tra euforia e depressione

Il Disturbo Bipolare è una patologia psichiatrica che coinvolge principalmente la sfera dell’umore e quella del movimento ed è caratterizzata da un ampio spettro di manifestazioni cliniche. La prevalenza di questa patologia nel corso della vita supera l’1% e l’esordio avviene solitamente prima dei 25 anni.

Molte ricerche indicano una forte associazione tra Bipolarismo e creatività, talentuosità e capacità dirigenziale, tuttavia questo Disturbo è correlato complessivamente anche ad una riduzione del funzionamento psicosociale e ad un incremento del rischio di disabilità: alcuni studi che hanno indagato il tasso di mortalità nei pazienti bipolari indicano la perdita potenziale di oltre 10 anni di vita, principalmente a causa di malattie cardiovascolari e suicidio.

La diagnosi viene effettuata sulla base di alcuni colloqui atti ad indagare sintomatologia, familiarità ed eventuale decorso della patologia; rispetto ad altri campi della medicina, al momento non esistono biomarkers (come esami ematici o test genetici) utili a confermare l’ipotesi diagnostica, che rimane quindi esclusivamente clinica.

La caratteristica principale di questa malattia è la variazione graduale o improvvisa di alcuni elementi caratterizzanti il modo di essere di un individuo: umore, motricità e pensiero. L’aspetto più conosciuto è l’alternanza tra periodi di euforia (che a seconda dell’intensità sono noti come fasi ipomaniacali o maniacali) e periodi di depressione. Questa presentazione tuttavia descrive solo una parte dei soggetti affetti da bipolarismo, poichè il disturbo può spesso manifestarsi anche con fasi cosiddette “miste”, ovvero connotate da sintomi tipici sia degli episodi di eccitamento, sia di quelli depressivi; inoltre in una parte minoritaria dei pazienti è possibile osservare la comparsa di sole fasi maniacali in assenza di depressione. Nel sistema classificativo attuale, il Disturbo Bipolare viene distinto in tipo I e tipo II, nel caso le eventuali fasi depressive si alternino, rispettivamente, a fasi maniacali o ipomaniacali.

Più nel dettaglio, durante l’episodio maniacale il paziente presenta umore espanso o irritabile associato a livelli di energia aumentati, per un periodo di almeno una settimana (durata che si riduce ad almeno 3 giorni in caso di ipomania); altri sintomi che si possono associare sono: incremento dei livelli di autostima, ridotto bisogno di sonno, maggiore spinta a parlare, aumento del flusso dei pensieri, distraibilità, agitazione e coinvolgimento in attività potenzialmente rischiose. Sono piuttosto frequenti l’insorgenza di ansia ed una variazione dell’appetito, meno comunemente invece è possibile assistere alla comparsa di sintomi psicotici, come deliri o allucinazioni.

La maggior parte dei soggetti affetti da bipolarismo riesce a ricevere una trattamento appropriato approssimativamente dopo 6 anni dal primo incontro con un professionista del settore, infatti è necessario un attento esame clinico per distinguere la sintomatologia del Disturbo Bipolare da quella di altre patologie psichiatriche affini, come la Depressione Unipolare, il Disturbo da Deficit di Attenzione ed Iperattività, il Disturbo Borderline di Personalità ed il gruppo di disturbi afferenti allo spettro della Schizofrenia. Inoltre, quasi la totalità dei pazienti bipolari riporta in comorbidità un’altra patologia che contribuisce a complicarne sia la diagnosi che la prognosi, come un Disturbo d’Ansia, un Disturbo da Uso di Alcool o Sostanze, un Disturbo di Personalità o un Disturbo del Neurosviluppo.

Il Disturbo Bipolare è una malattia ad elevata ereditabilità poiché la componente genetica riveste un ruolo predominante nella patogenesi, tuttavia alcune ricerche hanno indagato anche altri meccanismi coinvolti nel suo sviluppo: infiammazione, metabolismo ed eventi traumatici potrebbero favorirne l’esordio, seppur il loro contributo risulti, per certi versi, solo marginale.

Il trattamento del bipolarismo è in primo luogo farmacologico e si articola differentemente sulla base delle varie fasi del disturbo: spesso la terapia si compone di una combinazione di principi attivi che può comprendere stabilizzatori dell’umore, antipsicotici, antidepressivi o ansiolitici.

Fonte: McIntyre RS, Berk M, Brietzke E, Goldstein BI, López-Jaramillo C, Kessing LV, Malhi GS, Nierenberg AA, Rosenblat JD, Majeed A, Vieta E, Vinberg M, Young AH, Mansur RB. Bipolar disorders. Lancet. 2020 Dec 5;396(10265):1841-1856.

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Dott. Gianluca Salarpi

Medico - Chirurgo

Specialista in Psichiatria

Psicoterapeuta

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